Due manifestazioni, scontri e feriti a Quito

 

 Geraldina Colotti, 18.9.2014 “Il Manifesto”

Ecuador. In piazza la principale confederazione sindacale

 

È finita con 15 poli­ziotti feriti una mani­fe­sta­zione con­tro il governo di Rafael Cor­rea, orga­niz­zata nella capi­tale ecua­do­riana, Quito, dal Frente uni­ta­rio de Tra­ba­ja­do­res, la prin­ci­pale con­fe­de­ra­zione sin­da­cale. La pro­te­sta ha avuto per oggetto alcune modi­fi­che alla legge del lavoro, che i mani­fe­stanti riten­gano potrebbe limi­tare il diritto di scio­pero. Alla mobi­li­ta­zione hanno preso parte anche alcune orga­niz­za­zioni indi­gene, stu­denti e pen­sio­nati. «Non esclu­diamo uno scio­pero gene­rale», ha minac­ciato Car­los Pérez, pre­si­dente di Ecua­ru­nari, un’organizzazione indi­gena della sierra.

In con­tem­po­ra­nea, la capi­tale ha ospi­tato una grande dimo­stra­zione in appog­gio alla «revo­lu­ción ciu­da­dana» di Cor­rea e alla coa­li­zione di governo Alianza Pais, il Festi­val della musica e della cul­tura per la rivo­lu­zione del lavoro. Tre aree che il governo ha soste­nuto di voler appro­fon­dire e radi­ca­liz­zare. «Vogliono desta­bi­liz­zare la rivo­lu­zione come stanno cer­cando di fare in Vene­zuela — ha detto Cor­rea — l’origine della disu­gua­glianza è nel plu­sva­lore, un tema che certa stampa e la restau­ra­zione con­ser­va­trice, che hanno vis­suto di pri­vi­legi, e pro­spe­rato sulla spe­cu­la­zione e sul lati­fondo, non pos­sono certo accet­tare». Cor­rea ha poi accu­sato i diri­genti sin­da­cali che hanno orga­niz­zato lo scio­pero di «non aver fatto nulla» per farla finita con la ter­zia­riz­za­zione e di cri­ti­care «con cini­smo il governo che più ha fatto per i lavo­ra­tori». Quindi, ha pro­messo un mag­gior impe­gno per­ché tutti abbiano «un lavoro digni­toso» e ha pre­ci­sato che il pro­getto di legge è comun­que ancora un pro­getto e che verrà prima ampia­mente discusso.

Per andare incon­tro allo ­scon­tento, che arriva sia dalle com­po­nenti di cen­tro ma anche da quelle più radi­cali e cor­po­ra­tive, la sini­stra ecua­do­riana ha costi­tuito una sorta di fronte ampio costi­tuito da 15 orga­niz­za­zioni, nazio­nali e ter­ri­to­riali. Qual­cosa di simile al Polo patriot­tico che esi­ste in Vene­zuela in appog­gio al socia­li­smo cha­vi­sta. Una coa­li­zione ine­dita nella sto­ria poli­tica del paese, che si chia­merà Uni­dos e alla quale par­te­ci­pano sia par­titi poli­tici che col­let­tivi: «Si tratta di uno spa­zio di aggre­ga­zione poli­tica di diversi sog­getti con uno spet­tro che abbrac­cia dalla sini­stra sto­rica fino alle com­po­nenti pro­gres­si­ste e di cen­tro», ha spie­gato Oscar Bonilla, segre­ta­rio di Acción Poli­tica di Alianza Pais. Una chia­mata a rac­colta di tutte le com­po­nenti che hanno appog­giato fin dall’inizio la «revo­lu­ción ciu­da­dana» ( che, per l’estrema sini­stra, ha perso per strada molti dei suoi fon­da­menti). Un’idea, quella del fronte ampio, che ha preso piede durante le ultime ele­zioni muni­ci­pali, in cui la coa­li­zione ha subito alcuni rove­sci significativi.